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Termogenesi: Che Cos’è?

termogenesi

Quando si parla di termogenesi si fa riferimento a una parte di tutti quei processi che definiscono il metabolismo e si tratta della capacità dell’organismo di regolare la temperatura corporea mediante la produzione di calore.

È un fattore fortemente influenzato dalle caratteristiche genetiche che, tuttavia, può essere alterato per favorire un controllo più accurato del peso corporeo.

Di seguito una spiegazione semplice ma esaustiva su questo specifico processo metabolico.

Termogenesi: Significato

Cos’è la termogenesi?

Questa è la domanda che tanti si pongono riguardo un termine che sembra molto specifico quanto diffuso.

Con termogenesi si intende tutto il lavoro che il corpo deve svolgere per riuscire a mantenere la temperatura corporea in una gamma adeguata, sfruttando l’energia ricavata maggiormente dall’alimentazione.

In altre parole, la termogenesi è semplicemente la capacità del nostro corpo di produrre calore.

Questa produzione di calore avviene per la maggior parte nel tessuto adiposo (grasso) e nei muscoli.

Il processo di termoregolazione del nostro corpo è fondamentale dato che, se non vi fosse alcuna produzione autonoma di calore, la temperatura corporea si abbasserebbe (o aumenterebbe) fino a livellarsi con la temperatura ambientale.

Anche l’aumento (e soprattutto mantenimento) di un solo grado centigrado della temperatura corporea, coinvolge tutte le cellule del corpo e richiede un ingente dispendio energetico.

Approfondimento sul metabolismo

L’attività metabolica giornaliera del corpo umano è determinata da quattro fattori.

Innanzitutto vi è il metabolismo basale, il quale compone dal 40% fino al 70% del metabolismo totale.
Esso prevede il dispendio energetico per tutte quelle attività atte alla mera sopravvivenza dell’individuo.

Il cuore, ad esempio, non può mai fermarsi ed essendo un muscolo molto potente e in costante esercizio provoca un notevole dispendio energetico. Lo stesso si può dire per polmoni, reni e altri organi in funzione.

Il metabolismo basale, tuttavia, non comprende le attività giornaliere che rientrano in una diversa categoria; esso, infatti, è calcolato supponendo che l’individuo rimanga steso in una condizione di totale rilassamento fisico e psichico e che sia a digiuno da almeno dodici ore.

Non è facile dare una stima misurabile di tale parametro, poiché varia notevolmente da individuo a individuo; tuttavia, per un adulto maschio di media altezza e in assenza di particolari condizioni fisiche, il suo metabolismo basale potrebbe aggirarsi attorno alle 16001800 chilocalorie.

A questo va aggiunta la termogenesi (ADS), non compresa nel metabolismo basale e che incide dal 6% fino al 15% sul metabolismo totale.
Essa non comprende solo la mera generazione di calore ma anche la quantità di energia che il corpo deve impiegare per la digestione dei cibi.

Si aggiunge anche l’attività non sportiva, detta NEAT (ossia Non-Exercise Activity Thermogenesis) e che influisce dal 10 al 25%.

Ha a che vedere con tutte quelle attività che facciamo giornalmente che non siano sport o che abbiano a che vedere con le altre funzioni comprese nelle due precedenti categorie; digitare alla tastiera, pensare intensamente, il viaggio per andare a lavoro o all’università e persino il gesticolare con le braccia, l’essere nervosi o agitati e via dicendo.

L’ultima categoria di attività (che pesa per il 10-30% sul metabolismo totale) riguarda l’attività sportiva.
È abbastanza ovvio di cosa si tratti: una corsa all’aperto, l’esercizio fisico in palestra, l’allenamento per una partita di calcio e così via.

Termogenesi indotta dalla dieta

Anche detta termogenesi alimentare e abbreviata spesso in TID, fa riferimento proprio a quanto appena accennato nel paragrafo precedente nella seconda categoria.

L’acronimo ADS sta per “azione dinamico specifica” degli alimenti e ha a che vedere con la quantità di energia che il corpo deve impiegare in tutto il processo di scomposizione e digestione degli alimenti, a cominciare dalla bocca.

La secrezione di saliva, infatti, richiede un lieve dispendio energetico.
Se sono considerati anche gli effetti indiretti, tuttavia, il consumo di energia aumenta notevolmente, in quanto la secrezione salivare causata da una gustosa fetta di pizza attiva la secrezione di acido cloridrico da parte delle mucose dello stomaco.

Questo, mescolato con altri enzimi (utili alla scomposizione del latte, ad esempio), sali ed acqua compone il succo gastrico e prevede un notevole assorbimento di energie.

Il processo non finisce qui: bisogna considerare anche l’azione dell’intera flora batterica intestinale, utile alla corretta assimilazione degli alimenti digeriti derivanti dallo stomaco e l’intervento di altri organi come fegato, reni e pancreas.

La termogenesi indotta dalla dieta, pertanto, fa riferimento alla quantità di energie da utilizzare per assimilarne altra.

Potrebbe sembrare controintuitivo, tuttavia a livello fisico ha perfettamente senso: non sarebbe possibile generare energia con un’efficienza del 100%, altrimenti si andrebbe contro i principi della termodinamica.

Le centrali nucleari ne sono il perfetto esempio: è richiesta una notevole quantità di corrente elettrica per mantenere attivi tutti i sistemi di sicurezza, controllo e raffreddamento del reattore il quale, fortunatamente, produce molta più energia di quella necessaria al suo mantenimento.

Termogenesi per Dimagrire

Tutta questa premessa per giungere fino a qui: è possibile sfruttare questo meccanismo per fare in modo che il corpo consumi più energie così da dimagrire? Esiste una sorta di “dieta termogenica” che faccia uso di alimenti termogenici?

La risposta è ““.

Tecnicamente non è possibile modificare direttamente l’azione termogenica, in quanto dipenda per la maggior parte da fattori genetici. Tuttavia è possibile forzare l’organismo ad utilizzare più energia per la digestione in base ai cibi e prende il nome di azione dinamica specifica degli alimenti.

Grassi

I grassi, ad esempio, sono l’elemento più semplice da digerire per il corpo, perciò la loro ADS varia dal 3 al 5%.
I lipidi, inoltre, non solo non portano a un significativo dispendio energetico per la loro assimilazione ma non consumano energie quando depositati negli strati adiposi.
Si possono trovare nel burro, oli, strutto e simili.

Carboidrati

I carboidrati sono un discorso già più complesso: l’ADS varia dal 5 al 10%, il doppio dei grassi ma comunque un valore molto più basso rispetto alle proteine.
Certo, l’assunzione di cibi zuccherati è quindi preferibile a quella di cibi grassi, tuttavia un surplus di carboidrati avrebbe come conseguenza la loro trasformazione in grassi da accumulare.
I carboidrati sono molto comuni ma le fonti principali sono pasta, riso, cereali, zucchero e via dicendo.

Protidi

Le proteine, infine, sono l’elemento più difficile da digerire e il loro costo in termini energetici per l’intero processo di assimilazione varia dal 10% al 35%.
Quindi, saziarsi con un piatto a base di uova o carne ha un notevole impatto sia sulla salute del corpo sia sulla quantità di energia per la loro scomposizione.
Questo è il motivo per cui, spesso, ci si riferisce alle cibarie ad alto contenuto proteico come a “cibi termogenici”.

Integratori Termogenici

Esistono degli integratori che promettono un notevole effetto dimagrente con la loro assunzione, sfruttando ed attivando la termogenesi (che, come abbiamo visto, è difficile da alterare naturalmente).

In effetti funzionano, ma sarebbe errato affidarsi solamente a questa soluzione per un serio dimagrimento.

La loro azione prevede l’aumento della produzione di calore da parte del corpo.
Vi sono principalmente due zone nelle quali avviene la produzione di calore: nel tessuto adiposo bruno, utile proprio al riscaldamento a causa del freddo e nei muscoli come conseguenza dell’utilizzo di energie per il loro funzionamento.

Durante l’attività fisica, il corpo attinge alle energie derivanti dagli alimenti zuccherini da consegnare ai muscoli.
Solo in una situazione di ipoglicemia sarebbe costretto ad attingere da altre fonti, come il grasso corporeo accumulato.

La sola assunzione di termogenici, quindi, non è sufficiente, ma è estremamente utile per far sì che il corpo spenda le energie alimentari nella produzione di calore, in modo da arrivare in una fase ipoglicemica durante l’esercizio fisico.

PER APPROFNDIRE:

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